Una panoramica chiara per mettere in evidenza il grosso problema che riguarda la digitalizzazione del mondo no-profit, cercando di trarre conclusioni per il futuro.

Digitalizzazione forzata

Da quando il Governo italiano ha dichiarato il lockdown in tutta la nostra penisola, isole comprese, un mondo silenzioso, digitale e potente ha assistito a cambiamenti nell’utilizzo ai quali noi tutti non eravamo preparati. Stiamo parlando di Internet, la rete di interconnessione che ci permette di inviare documenti, effettuare videochiamate e scambiare messaggi.

In un periodo di crisi dettato da COVID-19 che stiamo vivendo noi tutti attualmente, l’infrastruttura di rete viene messa a dura prova. Filiali che chiudono, attività sospese e distanziamento sociale obbligano a rimanere in casa. Il nostro sistema produttivo non si ferma e si appoggia a Internet per ovviare a questi problemi. Ne consegue che il termine ‘Lavoro agile’ viene cercato 50 volte più frequentemente su Google, si comincia a parlare di collasso della rete, di collo di bottiglia e di digitalizzazione forzata.

Come dichiarato dal MIX di Milano, il principale Internet exchange d’Italia, il traffico passante per la loro rete ha toccato picchi di 1.12 Tb/s e Microsoft dichiara che le videochiamate effettuate attraverso i loro software sono aumentate di più del 700%. Insomma, il mondo business si sta reinventando, diventando più smart e affidandosi ad una digitalizzazione che sta cambiando i nostri sistemi produttivi.

Il pericolo di rimanere indietro

Mentre il mondo business migliora di giorno in giorno la sua infrastruttura tecnologica, puntando sulla digitalizzazione, l’ambito no-profit è da sempre fermo a vecchie tecnologie o addirittura a meccanismi analogici ormai obsoleti. Secondo un’importante indagine di Italianonprofit, circa il 65% delle associazioni utilizzano strumenti digitali (ma senza un approccio strategico) per svolgere le loro attività. Solo il 4% ha però incorporato il digitale in tutto ciò che fa. Ma il dato che preoccupa di più è che solo il 5% sta iniziando un percorso di digitalizzazione, anche solo parziale.

Solo il 5% delle associazioni di volontariato sta compiendo un processo di digitalizzazione

Questo pericoloso arretramento non solo complica i processi organizzativi e limita la fruibilità dei servizi offerti, ma alimenta il senso di distanza e estraneità che si può creare tra il volontario giovane -carico di tecnologia e voglia di fare- e le associazioni -legate ai vecchi mezzi e alla ricerca di giovani-.

I vantaggi della digitalizzazione

È evidente che ridurre questo divario digitale che si interpone tra le associazioni e i giovani sia nell’interesse degli enti. Spesso però non è facile districarsi tra social network, nuove tecnologie e piattaforme che sono popolari ma passeggere, che non costituiscono quindi strumenti sui quali puntare. C’è bisogno di affidarsi alle tecnologie che ci permettano di stilare roadmap dei lavori di digitalizzazione durature e lungimiranti. Spesso affidarsi a poche piattaforme famose, come possono essere le celeberrime Google e Instagram, può essere fruttuoso ma limitante. I giovani d’oggi sono molto dinamici per quanto riguarda il cambiamento, ne sono propensi, e un social network può passare da popolare ad obsoleto in poche settimane. Ne è l’esempio Facebook, la quale dopo aver cavalcato incontrastato l’onda del successo per più di un decennio, ormai sta soffrendo di una pesante fuga dei giovani verso piattaforme più frivole e promettenti.

Ed ecco perché è necessario, con un estremo sforzo, conoscere la tecnologia e riuscire a viaggiare alla sua stessa velocità. Internet e l’informatica hanno acquisito un’importanza tale da richiedere la principale attenzione delle associazioni di volontariato. Non solo ci permette di velocizzare e automatizzare ambiti dell’organizzazione alla quale apparteniamo, ma aiuta a creare quella debole connessione che collega i giovani al volontariato.

Lungimiranza e attualità

In questo periodo di quarantena è palese che il mondo del no-profit stia ricoprendo un ruolo più che fondamentale: volontari della Croce Rossa, della Protezione Civile, delle Caritas e di tantissimi altri enti che meritano altrettanta notorietà, sono gli angeli custodi di milioni di persone, dell’Europa intera.

Noi del team di Voolo abbiamo pensato di realizzare un semplice ma efficace approccio alla digitalizzazione dedicato a imprese e volontari che anche durante la quarantena vogliono far sentire la propria voce. Durante tutto il periodo di emergenza sarà attivo il servizio di Voolo dedicato al COVID-19. Questo servizio, composto da un semplice questionario online, permette alle associazioni di trovare competenze messe in campo dai volontari, i quali a loro volta potranno mettersi in gioco per le attività delle quali si ha bisogno oggigiorno: fare la spesa per i più anziani, assistenza per strumenti tecnologici, lavoro agile e lezioni online, campagne social, fundraising, skill sharing e tanto altro.

Questo semplice passo vuole dare le fondamenta per l’ecosistema che Voolo sta sviluppando per perseguire la vision della digitalizzazione del volontariato.

La tecnologia è il trampolino di lancio per le associazioni del Terzo Settore, perché combina la creatività dei giovani e la potenza dell’innovazione.